Un cammino di speranza per la Sardegna

Gerrit van Honthorost, Il Bambino Gesù nella bottega di San Giuseppe, 1620, Hermitage, San Pietroburgo

Arriva con una Lettera pastorale la prima risposta dei Vescovi della Sardegna alle sollecitazioni di Papa Francesco quando, lo scorso 22 settembre nel suo pellegrinaggio ai piedi della Madonna di Bonaria, li invitava a indicare la necessità di un discernimento serio, realistico, ma anche a indicare un cammino di speranza per i sardi. “È importante – raccomandava il Papa nell’incontro con il mondo del lavoro – guardare in faccia la realtà, conoscerla bene, capirla e cercare insieme delle strade, con il metodo della collaborazione e del dialogo, vivendo la vicinanza per portare la speranza”. La lettera pastorale Un cammino di speranza per la Sardegna nasce come riflessione per affrontare comunitariamente i problemi della famiglia, dei giovani e della situazione sociale dell’Isola. Ne proponiamo di seguito una nostra sintesi.

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La Chiesa sarda è impegnata a testimoniare una visione evangelica della vita operando attraverso le Caritas diocesane e gli Uffici di pastorale sociale e del lavoro, promuovendo il Progetto Policoro e l’Osservatorio regionale sul lavoro mentre invita le comunità ecclesiali ad aprirsi maggiormente per far penetrare i valori cristiani nel mondo sociale, politico e del lavoro.

La prima parte della lettera propone dunque un’analisi della situazione sarda a partire dalle parole di Francesco nell’incontro con i lavoratori: «Non ha futuro questo mondo. Perchè? perchè loro non hanno dignità. Èdifficile avere dignità senza lavorare. questa è la vostra sofferenza qui. Questa è la preghiera che voi di là gridavate: “Lavoro, lavoro, lavoro”. È una preghiera necessaria. Lavoro vuol dire dignità, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare!» Possiamo ormai parlare – scrivono i Vescovi sardi – di un danno all’identità dell’uomo in tutte le sue dimensioni: nel costruire se stesso, nella sua vita, nei suoi rapporti umani, nella crescita del suo bagaglio identitario, nella sua personalità. La preoccupazione maggiore è per il futuro dei giovani in un Isola tutt’altro che capace di valorizzare i loro talenti e di affidare loro significative quote di partecipazione e responsabilità. Una risposta può venire da una nuova cultura economica che guardi meglio capacità e proposte che arrivano dal terriorio promuovendo lo sviluppo delle risorse locali e la sostenibilità delle piccole e medie imprese. Il tutto in un contesto di sostenibilità ambientale e salvaguardia del creato, reso imprescindibile di fronte ai danni causati da insensatezza e irresponsabilità nei confronti della natura messi in luce anche dalla recente alluvione.

L’analisi prosegue poi con una panoramica sulla vita delle famiglie, la cui istituzione è messa in crisi non soltanto dalla sempre maggiore precarietà economica e occupazionale ma anche da comportamenti ritenuti segno di libertà o autonomia – il numero sempre crescente di separazioni e divorzi, le convivenze, il declino del tasso di natalità, la separazione tra sessualità e amore, la cultura dello scarto rispetto al valore della vita – che richiedono ai cristiani un supplemento di impegno nel riscoprire il progetto di Dio per dare testimonianza viva pur nelle difficoltà dell’oggi.

La Chiesa è poi impegnata a fronteggiare l’emergenza educativa, ancora è necessario dare fiducia ai giovani perché siano veri protagonisti della propria crescita e non solo oggetto di informazione. Grave è la responsabilità dell’Istituzione scolastica chiamata ad una alleanza educativa con il mondo del lavoro e la famiglia. Su questo fronte sono anche impegnate le scuole cattoliche, non private ma paritarie, presenti anche nella nostra regione e chiamate a fronteggiare gravi difficoltà economiche.

L’ultima sfida è quella della mobilità sociale e umana. Se da un lato preoccupa la nuova emigrazione – specie giovanile -, dall’altro è doverosa l’accoglienza delgli immigrati che chiama l’Isola, al centro del Mediterraneo, a impegnarsi secondo l’ospitalità che la contraddistingue ad accogliere e valorizzare le diverse culture dei Paesi che ci circondano.

Nella seconda parte della Lettera i Vescovi propongono una serie di impegni precisi, principalmente alle Chiese sarde:

- un maggiore impegno nella conoscenza e nello studio della Dottrina sociale della Chiesa;

- una sempre maggiore testimonianza attiva attraverso le Caritas, gli Uffici di pastorale sociale  e del lavoro, le molte forme di volontariato;

- l’impegno a usare con maggiore sobrietà e trasparenza i beni delle Diocesi che contraddistingua uno stile di comportamento anche nell’occasione della festa;

- la testimonianza della carità e della fraternità evitando la tentazione di separare fede e vita, accoglienza del Vangelo e azione concreta nelle realtà terrene;

- per le famiglie la riscoperta del progetto originario di Dio, in questo siano impegnate anche le parrocchie rinnovando le modalità di preparazione al matrimonio e il loro accompagnamento dopo la celebrazione del sacramento;

- un nuovo impulso nell’azione ducativa e una cultura dell’incontro e dell’accoglienza.

A tutte le persone di buona volontà i Vescovi chiedono di superare l’individualismo, rispettare i più deboli e l’ambiente, meditare sul dramma della disoccupazione. Alla vita politica è chiesto un maggiore dialogo con i cittadini e le varie istituzioni per affrontare con maggiore decisione i problemi che stanno alla base della crisi che opprime l’Isola.

La conclusione non vuole lasciare spazio alla tristezza e alla delusione ma apre alla speranza che viene dalla fede, quella fede che vince il mondo e che permette di affrontare i problemi nella consapevolezza che il Signore è vicino e non ci lascia soli.

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Pubblicato in: Aggiornamenti In evidenza

Argomenti: Conferenza Episcopale Sarda Famiglia Lavoro Lettera Pastorale dei Vescovi della Sardegna Società

Publicato il: 05-04-2014