Meditazioni

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Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te. Concedimi, Signore, di conoscere e capire se si deve prima invocarti o lodarti, prima conoscere oppure invocare. Ma come potrebbe invocarti chi non ti conosce? Per ignoranza potrebbe invocare questo per quello. Dunque ti si deve piuttosto invocare per conoscere? Ma come invocheranno colui, in cui non credettero? E come chiedere, se prima nessuno dà l’annunzio? Loderanno il Signore coloro che lo cercano, perché cercandolo lo trovano, e trovandolo lo loderanno. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti, e ti invochi credendoti, perché il tuo annunzio ci è giunto. Ti invoca, Signore, la mia fede, che mi hai dato e ispirato mediante il tuo Figlio fatto uomo, mediante l’opera del tuo Annunziatore. (Sant’Agostino)

Dio della vita,
ci sono giorni in cui il carico è troppo pesante per le nostre spalle, e ci sentiamo stanchi;
in cui la strada sembra monotona e infinita,
e il cielo grigio e minaccioso;
in cui la nostra vita è senza musica,
il nostro cuore è solo e la nostra anima ha perso il suo coraggio.
Riempi la strada con la tua luce, ti preghiamo;
dirigi il nostro sguardo dove il cielo è pieno di promesse.

Dal libro The Oneworld Book of Prayer di Juliet Mabey

La preghiera per i vivi ed i morti è una opera di misericordia spirituale che assume un posto privilegiato durante il tempo di Quaresima. Tutto il Nuovo Testamento è un invito alla fede in Dio per riconoscerlo nei poveri, nei malati e negli abbandonati. Il cristiano è chiamato a compiere opere di carità, gesti di condivisione e di generosità concreti che testimonino la fede operante nell’amore, il credo che agisce nella solidarietà, la speranza che accoglie l’uomo debole e bisognoso.

La preghiera è il principio e il compimento di ogni azione. Ogni essere umano è chiamato a pregare, perché Dio possa suggerire ed ispirare le sue azioni.

La preghiera per gli altri è la medicina per la cura delle ferite del cuore. Pregare richiede discernimento, perché richiede di riconoscere la sofferenza altrui. Dio è il medico dei corpi e delle anime per ogni uomo e donna; l’uomo non ha la capacità di compiere guarigioni, ma ha il potere di pregare Colui che ha la forza di guarire.

Pregare per gli altri, pertanto, è quel gesto di colui che ama il suo fratello, lo vede in difficoltà, riconosce il suo dolore e si rivolge umilmente ed insistentemente a Dio per supplicarLo di essere di aiuto e di sostegno nella sua vita. Questo non preclude il fatto di rivolgergli un consiglio, di rimanergli vicino nelle difficoltà e nell’ascoltare il grido di dolore altrui.

Pregare per i vivi è un’opera di carità universale. Solitamente si prega per le persone vicine, per le persone che si conoscono, per quelli della propria famiglia e della propria comunità, per i propri amici e per i propri parenti. Sicuramente Gesù stesso ci invita a prenderci cura con la preghiera dando priorità a coloro che hanno un legame di vicinanza con noi.

L’opera di misericordia del pregare per i vivi riguarda tutti gli abitanti del nostro pianeta. I mezzi di comunicazione hanno reso il nostro mondo globalizzato, rendendoci partecipi di tanti avvenimenti che succedono sulla terra. La conoscenza di quello che accade nei vari continenti può essere vissuta come una curiosità effimera, come un soddisfare la sete di conoscenza. Sapere le tragedie che avvengono nel mondo, conoscere le sofferenze delle persone, costituisce quella scintilla di amore che spinge l’animo alla preghiera, per implorare al Dio che sovrasta la terra ed il cielo di intervenire in aiuto di coloro che sono i destinatari delle nostre orazioni.

La preghiera non è solo per i vivi ma anche per i morti. Pregare i morti presuppone la fede nella vita eterna e nella risurrezione della carne. La morte interrompe delle relazioni importanti che hanno segnato la vita delle persone. Una delle frasi più consolanti usata durante la liturgia dei defunti recita: “La vita non è tolta ma trasformata”.

Tale affermazione è il fondamento della preghiera per i defunti, perché crede nel prolungamento di ogni vita dopo la morte. Il capitolo XXV del Vangelo di Matteo parla di una beatitudine eterna di coloro che saranno posti alla destra di Dio nel giorno del giudizio

Il Vangelo del povero Lazzaro e del ricco epulone dice chiaramente dell’abisso che esiste tra i benedetti e i dannati.

Questa parabola è ricca di insegnamenti per quanto riguarda la preghiera per i morti. Oltre l’esistenza del Paradiso e dell’Inferno i Vangeli parlano dell’esistenza del Purgatorio, nel quale si trovano le anime che hanno bisogno di purificarsi prima di essere ammesse alla contemplazione eterna del volto di Dio. La preghiera per i morti è indirizzata proprio per coloro che si trovano in Purgatorio, affinché possano essere liberati dalla pena temporale e trasferiti nel regno eterno di Dio e nella comunione dei santi.

Pregare per i morti diventa quell’opera di carità di volere il bene alla persona per cui si eleva l’orazione. Chiedere a Dio di trasferire l’anima del defunto dal Purgatorio al Paradiso significa avere la certezza di avere qualcuno che prega per noi davanti a Dio. Pregare per un’anima di essere accolta nella visione beatifica di Dio significa nutrire la speranza di essere un giorno vicino a Dio e vicino alla persona per cui si è pregato.

Pubblicato in: Aggiornamenti

Argomenti: Caritas diocesana Meditazioni Quaresima 2019

Publicato il: 05-03-2019