Pentecoste: chiedere il dono dell’unità

L'apertura della Veglia di Pentecoste

Cosa significa chiedere allo Spirito Santo il dono dell’unità se non riconoscere che siamo divisi? «Divisi in noi stessi, nella nostra coscienza, divisi nelle famiglie, nelle comunità parrocchiali, divisi tra associazioni e movimenti, tra laici e sacerdoti, divisi tra sacerdoti. Si chiede un dono che non si ha, perché non è nelle nostre capacità fare unità e perché dobbiamo riconoscere con verità che non viviamo la realtà dell’unità e dell’amore». È stato questo il nodo centrale della riflessione del Vescovo nella sua omelia alla Veglia di Pentecoste celebrata in Cattedrale.
«Veniamo da diverse parti della diocesi, della città, da diversi movimenti e associazioni – ha detto -, e tutti insieme siamo qui per pregare e chiedere con Maria il dono dello Spirito Santo, Dio Amore, chiediamo il dono dell’Amore che crea unità, che crea la Chiesa, quell’amore necessario perché il mondo creda. Chiediamo la grazia – ha proseguito il Vescovo – della ricerca della via verso l’unità, verso la verità, verso l’essere Chiesa: vogliamo essere Chiesa».
Qual è l’oggetto della nostra ricerca per vivere l’unità? – si è poi chiesto: «una sola persona è unità e amore, Gesù; siamo nella realtà della Pasqua, il frutto è lo Spirito Santo che il Signore ci manda.
Ogni progetto pastorale – ha sottolineato il Vescovo Mosè -, ogni cammino parrocchiale, ogni progetto formativo nelle associazioni e movimenti, senza Gesù, senza la Pasqua, senza lo Spirito è fallito in partenza e non può essere Chiesa. Il modo di cercare questa unità da parte di tutti è uno solo: la preghiera. Siamo qui stasera per pregare insieme, siamo venuti perché convocati da Lui, siamo trovati da Lui che ci guida e ci guarda».
Un’ultima parola pensando alle Cresime che di lì a poco avrebbe amministrato è stata: testimonianza. «Dobbiamo comunicare la Fede con una vita coerente – ha affermato -, non trasmettiamo idee ma testimoniamo una Persona, Gesù. L’unica testimonianza che possiamo dare è vivere il Vangelo, nel suo amore, nella sua unità».
Infine ancora l’invito a coltivare tra noi la cultura dell’incontro, non dello scontro e delle frammentazioni. «Chiediamo insieme il dono dell’unità nelle diversità di ognuno. Intercedente Beata Maria Gabriella – ha concluso – chiediamo al Signore che ci doni l’armonia nella comunità diocesana, nelle parrocchie, nei nostri movimenti e associazioni, ci doni lo Spirito che è Lui stesso armonia».
Poco prima il Vangelo era risuonato in diverse lingue, lingue che si parlano nella nostra comunità diocesana, differenti ma che professano tutte la stessa Fede.
Questa stessa idea ha infondo guidato la prima parte della serata, nelle vie del centro storico cittadino. I giovani e gli appartenenti alle associazioni e movimenti si sono ritrovati insieme per camminare uniti, ognuno con i propri canti, verso la Cattedrale passando per il Corso Garibaldi, accanto alle vetrine dei negozi, tra i tavolini dei bar, e fino ai giardini di Piazza Vittorio Emanuele. Una allegria contagiosa che non ha lasciato indifferenti le persone che, con gli occhi pieni di stupore, vedevano fluire il corteo. Una invasione di suoni e di voci, di volti giovani così diversi e così uguali. E i giovani sono stati protagonisti anche dell’animazione della Veglia nel modo che è loro proprio, nel canto, nelle letture, dando vita con una coreografia alla lettura di Ezechiele, occupando fisicamente il presbiterio, accanto ai sacerdoti concelebranti, intorno al Vescovo. È il segno che sanno essere protagonisti, che rappresentano un potenziale su cui contare senza timore. Anche questo è un dono della Pentecoste.

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Pubblicato in: Aggiornamenti Associazioni e movimenti Giovani In evidenza

Argomenti: Associazioni Giovani Movimenti ecclesiali Veglia di Pentecoste

Publicato il: 14-08-2014