Fermarsi, parlare non restare soli

La tenda del buon gioco

Appuntamento il 31 maggio

Oltre 470 milioni di euro in un anno in provincia .La sola città di Nuoro supera i 107 milioni di euro giocati, mentre emergono dati molto elevati anche in altri comuni appartenenti al territorio della diocesi: oltre 39 milioni di euro giocati a Siniscola, oltre 22 milioni a Dorgali, più di 19 milioni a Orosei e oltre 18 milioni a Oliena. Dati allarmanti per i quali domenica 31 maggio, dalle ore 8 alle ore 13, davanti alla chiesa delle Grazie , la Caritas Diocesana di Nuoro parteciperà all’iniziativa nazionale “La Tenda del Buon Gioco”, promossa da Caritas Italiana all’interno del progetto “Vince chi smette”.L’Evento è patrocinato dal comune di Nuoro.
 
Sarà un piccolo spazio aperto alla comunità per fermarsi, ascoltare e riflettere insieme su un fenomeno che oggi attraversa silenziosamente tante famiglie e tanti territori. Dove l’azzardo isola, la comunità prova a costruire relazione.
La Tenda del Buon Gioco vuole essere un segno semplice ma concreto di presenza — sottolinea la direttrice suor Pierina Careddu —. Non ci interessa giudicare le persone, ma incontrarle. A volte una comunità comincia davvero a prendersi cura quando trova il tempo di fermarsi e ascoltare ciò che normalmente rimane nascosto».
Dietro la normalità di gratta e vinci, slot machine, scommesse online e giochi digitali si nascondono spesso solitudine, fragilità economiche, indebitamento, difficoltà relazionali e sofferenza familiare.
Sempre più persone finiscono per affidare all’azzardo una speranza di cambiamento immediato, soprattutto dentro contesti segnati da precarietà, fatica quotidiana e isolamento.
«Il gioco sano crea relazione, tempo condiviso e gratuità — osserva don Roberto Dessolis —. L’azzardo, invece, spesso separa, chiude e consuma legami. Come comunità cristiana vogliamo ricordare che nessuna fragilità dovrebbe essere vissuta nella solitudine».
Durante la mattinata sarà possibile partecipare in modo semplice e anonimo ad alcune domande e riflessioni sul rapporto tra gioco, difficoltà economiche, solitudine e vita quotidiana. Non risposte tecniche, non lezioni, ma un’occasione per guardare insieme un fenomeno che spesso rimane silenzioso e normalizzato.
«Abbiamo immaginato una forma molto sobria e adatta a Nuoro — spiega Giusi Pintori referente del progetto Smette chi vince —. Non un grande evento, ma una presenza riconoscibile dentro la vita ordinaria della città. Dove l’azzardo isola, la comunità può provare a ricostruire relazioni»..
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