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Fotoritratto di Maria Gabriella Sagheddu

Due grandi quadri: il primo di vita familiare, il secondo di quella monastica, entrambi contraddistinti dalla semplicità. Una semplicità mai abbandonata e che ha accompagnato Maria Gabriella Sagheddu per tutta la sua breve esistenza.
Quella ospitata nei locali del Centro di aggregazione sociale della Parrocchia a lei dedicata non è una mostra come normalmente le conosciamo, quasi a misura di bambino vuole far conoscere la vita della Beata ripercorrendone i passi. Dalla natia Dorgali con l’austerità delle abitazioni dei pastori vista attraverso gli oggetti di uso quotidiano – dal telaio agli utensili della cucina, dalla culla alla grande cassapanca – e gli abiti, quello della festa e quello di ogni giorno, con quest’ultimo è ritratta nella fotografia della carta d’identità.
Le immagini del paese lasciano poi spazio a quelle del monastero di Grottaferrata, teatro per poco più di tre anni della straordinaria parabola del dono di sé, dell’offerta della propria vita al Padre per l’unità. Ecco allora l’abito liturgico con il quale Maria Gabriella è normalmente ritratta, la bianca cocolla delle celebrazioni in cui era più intimamente unita al suo Signore, accanto al grande antifonario a cui si accostava quasi con paura dato il suo livello di istruzione ma con profonda obbedienza. C’è anche l’abito del lavoro e gli oggetti della bussola (la cella ndr): uno sgabello, lo scrittoio, l’inginocchiatoio. Questi oggetti provengono dal monastero di Vitorchiano, dove si è trasferita la comunità di Grottaferrata e dove riposa il corpo della Beata nel Cenacolo dell’unità.
Una collezione di ritratti e immaginette, tra cui spiccano le riproduzioni dell’arazzo esposto il giorno della beatificazione e l’icona di suor Blandina che la ritrae quasi come una Veronica mentre mostra il volto di Cristo e di più, come se Cristo stesso fosse parte della sua persona fino a diventare il suo tutto.
Un ultimo quadro mostra uno dei frutti della sua vita, maturato nella città di Nuoro. La parrocchia nata in un garage di mattoni e che ora vuole farsi sempre più centro della sua spiritualità, con lo scopo di far conoscere e conservare il carisma e la preghiera della Beata: l’unità.

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L’icona di Suor Blandina

 

 

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Maria Gabriella Sagheddu nasce a Dorgali il 17 marzo 1914. Entra a vent’anni nel monastero delle Trappiste di Grottaferrata (Roma). Offrì con semplicità la sua vita per l’unità della Chiesa e per i fratelli separati. Il Signore ne ha gradito l’olocausto, consumato il 23 aprile 1939, nella domenica del Buon Pastore. Il corpo riposa a Vitorchiano, tra le mura della sua Trappa.

Pubblicato in: Aggiornamenti Parrocchie

Argomenti: Beata Maria Gabriella Mostre

Publicato il: 11-04-2014