Lodè (24 – 30 settembre 2017)

Lodè E
Nuove sfide per spezzare lo storico isolamento

di Matteo Marteddu

Estate alle spalle, tra Berchida, Santa Lucia e Ottiolu, quando monsignor Marcìa, il 24 settembre affronterà i tornanti di Sant’Anna. Lodè, raccolto sotto Su Cantaru e la croce di Purgatoriu, aspetta la Visita pastorale. Sulla sinistra calcare di Punta Cupetti, costoni degradanti di lecci, roverelle, cisto verdegiallo, sullo sfondo le architetture bianche del tempietto della Madonna della Salute, risalendo verso Su Lidone. Suggestioni autunnali dopo le prime piogge. Alimentano i silenzi del Montalbo e del villaggio frazione di Sant’Anna. Poche case sparse, 100 famiglie, una chiesa «A gloria ’e Deus e de Sant’Anna», come con comprensibile enfasi è scolpito su pietra, ricostruita dal canonico Marcello nel 1948. Per il tetto ci ha messo mano don Manfredi Contu, per vetrate e archi don Luciano Pala, dichiarata Santuario Giubilare da monsignor Pietro Meloni. Tutto certificato, a futura memoria.
Lodeini che hanno deciso di staccarsi dalla casa madre, ma il cordone è ben stretto col paese, giù a occidente sul versante di Su Mattone e Muilatu. Da qui si avverte nitido il fiato lungo di chi vuole uscire dall’isolamento. La sfida è l’ambiente, scolpito sul giallo accecante del “Centro di educazione ambientale e per la sostenibilità Montalbo di Lodè MAB – Man and Biosphere Programme”. È andato a Parigi, qualche mese fa, Graziano Spanu, sindaco di Lodè e presidente del Parco Tepilora, carte in regola e progetti alti ed è rientrato con i timbri autorevoli dell’Unesco e si aprono nuovi orizzonti, in queste terre risucchiate nel vortice della lenta estinzione. La via nuova, come nel racconto di Salvatore Cambosu, attorno agli anni trenta del secolo scorso: «È certo che invece Lodè esiste, ed è un piccolo villaggio della costa nordorientale della Sardegna, ri- masto isolato per secoli, quasi per un truce esperimento di quanto l’uomo possa fare allo stato naturale. In Lodè si è amato, si è odiato, si è pregato e si conosce il pianto delle creature umane. Forse non si è gioito mai, questo sì». «Rivedevo la tragedia immane, insiste lo scrittore orotellese, arso di tenerezza, di quella stagione in cui la Spagnola se li portava via i lodeini, uguali in ciò agli abitanti della terra; e i parenti superstiti per onorarli delle quattro assi, non essendovi altro modo, avevano il cuore di scardinare le porte delle case. Si dice che i tre Magi quest’anno abbiano percorso, come usan fare per tutte le vie del mondo, la via nuova di Lodè, per portarvi un po’ di gioia e speranza».
Imperativo categorico: uscire dall’isolamento. Che è diventato oggi una risorsa incredibile. Ha consentito di conservare e preservare ambiente, tradizioni, storie. Lo hanno ben capito i ragazzi arrivati da ogni parte del mondo per la Summer School nel mese di luglio nella piana di Sant’Anna, incantati dai paesaggi dell’anima e dalle cime di Punta Gutturgios e Mutrucone o dai selciati secolari del villaggio, a ridosso delle casette cadenti. Ci torneranno, hanno lasciato qui parte dei cuori. Perché Tepilora, istituito con legge regionale, prodotto di virtuosi accordi tra le comunità di questa parte di Sardegna, è la porta che lancia verso altre strade. Che per i lodeini hanno sempre una andata e un ritorno. Come per i mastros de muru, dell’edilizia, hanno lasciato la loro “impronta del pellegrino” in ville e villaggi sparsi sulla costa orientale, sino alla dorata Costa Smeralda. Con un obiettivo: un gruzzolo e tornare, una sorta di “Master and Back” per mettere su, mattone dopo mattone, la propria casa, sugli impervi costoni del paese. Oggi tante di quelle case sono sbarrate, intrise, come dice il giovane parroco don Alessandro Muggianu, di un inarrestabile «scoraggiamento anagrafico». Guai a mollare, lo zoccolo dei 1800 abitanti tiene duro, 120 addetti forestali, servizi, «orizzonti nuovi – sostiene il vice sindaco Gino Ruiu – tra Funtana ’e Santini e Toloschè, per offrire alternative alle generazioni nuove». E da qualche anno è arrivata la spinta a crederci. Quella cantoniera di Guzzurra, sulla provinciale per Lula, destinata, come tante all’oblio, di ruderi senza tempo, ha avuto nuova vita. Risorse finanziarie dalle amministrazioni comunali, con la legge sull’occupazione giovanile, interventi concreti di sindaci decisi, una struttura come centro di cultura ambientale, escursionistica e gastronomia tipica.
Guzzurra narrava storie diverse, di miniere, di schiavi ebrei, espulsi da Roma dall’imperatore Claudio, di 100 operai sino alla seconda metà dell’ottocento. Rimangono muri cadenti e ingialliti, forni e vasconi di pulitura, tirati su con lo scisto locale. Oggi si guarda su, da Janna Portellitos a Cupetti, Ferulargiu, Catirina e Turuddò. Ha raccolto la sfida Luciano Corosu, laurea in scienze politiche, guida ambientale ed escursionistica, è scattata la molla una decina d’anni fa: è bastato vedere buone pratiche in altri contesti, col sostegno di amministratori avveduti, istituzioni come il GAL, ha promosso una società cooperativa, ha iniziato una nuova avventura. Siamo già lontani dal furore turistico delle spiagge e non sempre è facile tenere l’equilibrio dei bilanci ma si migliora di anno in anno, escursioni, enogastronomia, accordo con pastori per proporre tipicità. Basta passarci una mattina e dalle curve strette della provinciale, sbucano, con rombo assordante, decine e decine di grosse cilindrate, moto con stampato la “D” di Deutschland, i tedeschi amano rischi e genuinità.
«Dopo aver vinto il bando comunale, ci siamo dati da fare – dice Luciano Corosu – sguardo oltre la valle. Ci sorregge la passione e la consapevolezza, che stanno cambiando rapidamente anche i riferimenti per il turismo sardo. Non solo mare, ma cultura e montagna, paesi e storia. La nuova frontiera che dobbiamo esplorare. Il mio lavoro da funzionario pubblico mi porta a Olbia. Ma da Lodè non vado via, anzi ho profonda la convinzione che se giri dall’altra parte la faccia della globalizzazione, trovi tanta voglia di silenzio, di piccole cose, di genuinità. È un azzardo? Lo percorriamo sino in fondo». Atti di forza, «di generosità – come dice il parroco –. Sono qui da pochi mesi. Mi sono bastati per capire e aprire speranze. La visita del Vescovo per costruire nuove pagine di fede e umanità, in un popolo che pur tra alti e bassi, manifesta disponibilità e fiducia». Quella che puoi vedere camminare «per la valle del Montalbo, la brulla giogaia che ha nel cuore una scala d’avorio; la quale conduce – dicono – alla punta di Cupetti, donde le fate che custodiscono un tesoro, spiano in notte di luna il tremolare del Tirreno». (Salvatore Cambosu, Racconti).

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Il programma
  • Domenica 24 settembre
    Ore 17.30: Arrivo del Vescovo in Chiesa e saluti
    Ore 18.00: Santa Messa di apertura della Visita Pastorale
  • Lunedì 25 settembre
    Ore 7.30: Lodi del mattino e riflessione del Vescovo
    Ore 9.30: Visita alle Scuole
    Ore 10.30: Visita alla Caserma dei Carabinieri
    Ore 11.00: Visita al Comune e incontro con la Giunta
    Ore 12.00: Visita al Parco di Tepilora
    Ore 15.30: Incontro con le catechiste
    Ore 17.00: Confessioni/colloqui personali col Vescovo
    Ore 17.45: Vespri
    Ore 18.00: Santa Messa
    Ore 19.00: Incontro con il Consiglio Pastorale
    Ore 20.30: Incontro con le famiglie
  • Martedì 26 settembre
    Ore 7.45: “Buongiorno Gesù” (Materna ed Elementari) e colazione insieme
    Ore 8.30: Lodi del mattino e riflessione del Vescovo
    Ore 9.30 – 12.00: Visita ai malati
    Ore 12.30: Visita al Cantiere Forestale di Sant’Anna e pranzo con gli operai
    Ore 15.30: Visita al Cimitero e preghiera per tutti i defunti
    Ore 17.00: Confessioni/colloqui personali col Vescovo
    Ore 17.45: Vespri
    Ore 18.00: Santa Messa
    Ore 19.00: Incontro con i priorati
    Ore 20.30: Incontro con i ragazzi e con i giovani
  • Mercoledì 27 settembre
    Ore 7.30: “Buongiorno Gesù” (scuole medie) e colazione insieme
    Ore 8.30: Lodi del mattino e riflessione del Vescovo
    Ore 9.30 – 12.00: Visita ai malati
    Ore 15.30: Incontro con i bambini e ragazzi del catechismo
    Ore 17.00: Confessioni/colloqui personali col Vescovo
    Ore 17.45: Vespri
    Ore 18.00: Santa Messa
    Ore 20.00: Incontro con il mondo del lavoro
  • Giovedì 28 settembre
    Ore 15.00: Visita alle Chiese e ai locali parrocchiali
    Ore 16.30: Visita agli anziani e ammalati di Sant’Anna
    Ore 18.00 Santa Messa a Sant’Anna
    Ore 20.00 – 21.00: Adorazione Eucaristica (in Parrocchia)
  • Venerdì 29 settembre
    Ore 7.30: Santa Messa in onore di S. Michele (“Sa Purissima”)
    Ore 9.30 – 12.00: Visita ai malati Ore 15.30 – 17.00: Visita ai malati
    Ore 17.30: Celebrazione di preghiera per l’Unità dei Cristiani
    Ore 18.00: Santa Messa per l’Unità dei Cristiani e benedizione della nuova statua della Beata Maria Gabriella
    Ore 19.30: Incontro con i movimenti e le realtà ecclesiali operanti in Parrocchia
  • Sabato 30 settembre
    Ore 18.00: Santa Messa di Conclusione della Visita Pastorale
  • Sabato 30 settembre alle ore 18 nella parrocchia di Sant’Antonio da Padova in Lodè, a conclusione della Visita Pastorale, Sua Eccellenza monsignor Mosè Marcìa celebrerà il Rito di Ammissione fra i Candidati agli Ordini Sacri del Seminarista Celeste Corosu. Tutta la Chiesa diocesana è invitata a partecipare al Sacro Rito o a stringersi nella preghiera di lode e ringraziamento per il dono delle vocazioni sacerdotali.

Pubblicato in: Visita Pastorale

Argomenti: Parrocchia Sant'Antonio da Padova a Lodè Visita pastorale 2016-2018

Publicato il: 23-09-2017