Pasqua: il messaggio del Vescovo

Cristo ci ha liberati per una vita di libertà

Qual è l’amore più grande che Gesù ci comunica con la sua Pasqua di morte e di risurrezione? Ogni tanto ci aiuta recuperare un principio fondatore della sua missione di Figlio, quello che passa dall’aver vissuto liberamente un amore grande e folle, più forte della morte, che Dio ha confermato risuscitandolo dai morti, primizia di tutta l’umanità.

Il suo modo di vivere, completamente libero, si è quindi manifestato come un compimento, quando, rifiutato da tutti, tradito, rinnegato e abbandonato dai suoi discepoli, sopporta una morte ingiusta e infamante.

La croce diviene l’immagine esemplare non solo della morte ma di tutta la vita di Gesù. Ed è proprio sulla croce che lo vediamo libero, fino all’ultimo istante, portando a compimento il suo amore, per noi e per tutti.

La libertà di Gesù emerge con tanta forza dai Vangeli, e ci stupisce e ci affascina. Lui non era solo buono, mite, compassionevole e giusto, ma anche libero. Talvolta, tutto questo, non viene evidenziato troppo.

In questo modo le sue parole, senza cioè questo senso di libertà, rischiano di arrivarci ridimensionate e poco liberanti: un messaggio pio e altruista, ma niente di più.

Basterebbe pensare, a conferma della sua libertà umana, che Gesù nei Vangeli ci appare sempre come l’uomo meno “religioso” e il più umano che ci sia, il più libero dalla propria tradizione religiosa e culturale, uno che non fa mai nulla solo perché si è sempre fatto così! Senza dimenticare la libertà più importante: essere libero dalla preoccupazione per se stesso.

Gesù, con la sua risurrezione ci chiama a questa libertà: la libertà di chi non si dà pensiero di se stesso, della propria vita, e la cui sorgente è la fiducia nel Padre che è nei cieli. Grazie a questa libertà Gesù è attento alla presenza e alle necessità altrui, attento a chi ha intorno, e a chi gli viene incontro.

Nella Lettera ai Galati, al capitolo quinto, San Paolo ci trasmette due affermazioni che fondano la nostra libertà: «Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà» (Gal 5,13). E ancora: «Cristo ci ha liberati per una vita di libertà» (Gal 5,1).

La Pasqua, ci trasmette questa buona notizia, e ci invita a rialzare la testa, a volte ripiegata. Non siamo stati infatti chiamati a una vita da schiavi. Le parole di Gesù che emozionano, da non dimenticare, sono sempre queste: «non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamati amici» (Gv 15,15). Figli, amici e quindi liberi.

Nella cena pasquale ebraica, chi partecipava veniva invitato ad attualizzare la liberazione del popolo dall’Egitto, tra l’altro con queste parole: «Egli ci conduce dalla schiavitù alla libertà, dalla amarezza alla gioia, dal lutto alla festa, dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla liberazione». Straordinario, come anche le parole che ogni anno come cristiani ascoltiamo nella Veglia pasquale.

Parliamo di una libertà che non è licenza: è libertà di servire Dio e gli altri. Servire nella libertà, servire nella libertà dell’amore.

Gesù uomo libero (autore Christian Duquoc, Queriniana editrice) fu, ai tempi degli studi teologici, un libro che ci incoraggiò e appassionò come studenti. Anche oggi continua ad essere un aspetto che, attribuito a Gesù, crea un sussulto, un sussulto evangelico. Come esser sfiorati dal fascino di un Dio che in Gesù ci mostra il modo migliore di stare al mondo. Buona Pasqua!

+ Antonello Mura

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